Carissimi,
come state?
Sono ormai circa 6 settimane che sono qui a Nyahururu e mi sembra una vita! È incredibile come tutto sia cambiato in pochi istanti.
Ormai conosco più o meno tutte le persone che lavorano al Saint Martin ed inizio a sentirmi parte di questo team! È sempre bello sentirsi parte di un gruppo, di una comunità e devo dire che gli amici qui si sono fatti in quattro sin dal primo giorno per farmi sentire a casa.
Stanno nascendo dei bei rapporti di amicizia con molti di loro, di condivisione e di scambio. Oltre ai colleghi del Saint Martin poi ci sono tutti gli “inquilini” dei vari centri (Rehabilitation centre, Drop in centre e St. Rose) e comunità (Talitha Kum ed Effathà) dove vivono i bambini di strada, disabili e bambini orfani sieropositivi che ormai sono diventati un po’la mia nuova famiglia.
Appena ho un po’ di tempo libero vado a trovarli.. sono i miei scacciapensieri così come lo erano a Venezia i bambini della Pietà.
Non c’è giorno che non ringrazi per l’opportunità di condividere parte della mia vita con tutte queste persone, tutti loro sono un grande dono per me e mi ritengo davvero una privilegiata a poter vivere questa esperienza! È incredibile l’energia che si respira qui, la voglia di fare, di crescere, di costruire un futuro migliore: nessuno qui si risparmia, tutti si fanno in quattro per cambiare le cose!
Non esistono giorni liberi, non esistono week end, vacanze perché qui al St. Martin non c’è una divisione così netta tra lavoro, volontariato, vita privata; tutti sono coinvolti in tutto ed è questa la particolarità di questa vita comunitaria. I problemi e le difficoltà del singolo diventano subito i problemi e le difficoltà di tutta la comunità così come le gioie e i traguardi raggiunti sono momenti di festa per tutti.
Penso ad esempio ai miei primi momenti qui di smarrimento e confusione: è incredibile come chiunque si sia prodigato per aiutarmi in questo primo impatto con questa nuova realtà e si sia fatto carico di me. Per me tutto questo è straordinario ma qui funziona così. All’inizio non facevo altro che stupirmi, scusarmi e ringraziare ma poi mi sono resa conto che per loro qui è tutto normale, non c’è un altro modo.
Ho iniziato questa settimana il workshop d’arte all’interno del negozio con i ragazzi di Effathà: è una bella sfida perché è la prima volta che mi trovo a lavorare con persone con vari tipi i disabilità e quindi di conseguenza non ho bene idea di che cosa si può o non si può fare.. e poi parlano tutti il Kikuyu e quindi anche la comunicazione è un po’ impegnativa. Ma trovo che sia davvero una bella opportunità provare a cimentarsi in qualcosa di totalmente nuovo.
Uno dei direttori del St. Martin poi due giorni fa mi ha chiesto se potevo iniziare anche alcune attività con i ragazzini di strada dei centri e al Talitha Kum: che bello, non vedevo l’ora di iniziare anche a lavorare nel mio, ad iniziare il mio progetto! E poi i bambini sono il mio target preferito!!!
Il problema adesso è cercare di organizzare il tutto! Praticamente non ho una sola giornata libera e forse è meglio che inizi a ricavare un po’ di tempo pure per me…ci lavorerò ma per adesso mi va bene così perché non potrei essere più contenta!
Due week end fa sono stata ad Ol Moran ed ho potuto vedere con che velocità le cose cambino qui in Africa. Molti cambiamenti sono stati fatti in missione, molti dei quali sono legati all’apertura della nuova casa dello studente costruita per ospitare i ragazzi e le ragazze della scuola superiore del luogo provenienti dai villaggi più lontani.
Ne ho conosciuti 46 ma altrettanti ne arriveranno nelle prossime settimane. Erano davvero entusiasti di questa opportunità! Ho rivisto poi alcuni dei bambini incontrati lo scorso luglio accuditi dalle suore e il gruppo dei giovani della parrocchia. Non vi dico quanto è stato bello riabbracciarli tutti quanti!
Sono felice di essere a Nyahururu ma Ol Moran è per me sempre un posto speciale, forse perché è stato il primo posto che ho visto in Africa, non so.. fatto sta che non volevo più tornare! Prossimamente dovremmo iniziare a discutere con don Giacomo anche sul tipo di impegno e di rapporto che io e Riccardo dovremmo avere con Ol Moran dal momento che è lì l’impegno della nostra Diocesi…ma come dicono qua POLE POLE (con calma), una cosa alla volta.
Il 19 è stato il mio compleanno: è in queste occasioni che di solito si inizia a sentire di più la mancanza di casa, della propria famiglia, dei propri amici ma in realtà anche in questo caso gli amici kenioti sono stati speciali! La mattina del 19 sono andata al lavoro come sempre e.. SORPRESA.. tutti i ragazzi dei workshop hanno iniziato a cantarmi gli auguri.
Mi avevano anche comperato una torta fatta a cuore e scritto un biglietto.. mi hanno davvero commossa!
Alla sera sono venuti a casa tre ragazzi di Effathà e Maurice e Riccardo dal Tabor Hill: erano lì per un meeting importante ma sono comunque venuti per festeggiare. Ieri sera invece con tutti i missionari fidei donum il resto… non ho mai mangiato così tante torte in vita mia! Nella semplicità, è stato uno dei compleanni più belli!
Ecco cari amici, un altro pezzetto della mia nuova esperienza qui in Kenya! Anche se il tempo è sempre troppo poco (24 ore in un giorno non sono più sufficienti!), sto facendo il possibile per rendervi partecipi di ciò che mi sta succedendo.. spero di riuscire nell’ impresa!!!
Saluti anche da parte di tutti i missionari, degli amici del St. Martin, di Ol Moran e da tutti questi bimbi!!!
A presto!
Alessia
Gennaio
Carissimi amici,
queste mie prime settimane in Kenya sono volate via senza che me ne potessi neanche rendere più di tanto conto.
Da quando sono atterrata qui, il 12 gennaio, non ho avuto un solo momento di tranquillità in cui fermarmi per metabolizzare ciò che ho vissuto in questo primo periodo. Ora che mi trovo costretta a letto, pare sia un passaggio obbligato dopo un po’ che stai qui e condividi ogni cosa con gli amici che ti stanno accogliendo, posso finalmente scrivervi per raccontare a voi ma anche a me stessa com’è è stato questo primo impatto con la cittadina di Nyahururu e il Saint Martin.
Nonostante io fossi già passata per di qua ben due volte, nel 2007 per due orette e lo scorso luglio per due giorni, devo dire che per me l’incontro con questa nuova realtà è stato davvero forte. Qui non si tratta più di passarci con occhi più o meno attenti, in compagnia dei tuoi amici, scortati da un missionario che cerca di mostrarti tante cose in poco tempo per farti intravedere come si lavora da queste parti, ma si tratta di iniziare a capire da soli dove ci si trova, come ci si sposta in questa cittadina, dove si vivrà per i prossimi anni, dove si andrà a lavorare, come ci si deve inserire in un ambiente che prima del tuo arrivo funzionava bene comunque, con un suo metodo e un suo ritmo ben preciso, con quali persone dovrai condividere i prossimi tre anni della tua vita… Sono salita in un treno in corsa (il Saint Martin) e devo dire che non è per niente facile starci dietro; ma è un gruppo meraviglioso e sono contenta di iniziare a farne parte.
Sono tutti molto disponibili e pazienti..ormai sono abituati a noi wasungu (bianchi) e al nostro smarrimento iniziale e quindi cercano in tutti i modi di coinvolgermi nei loro discorsi e nelle loro attività senza però pretendere niente da me.
Tante davvero sono state le informazioni e le facce che mi si sono presentate in queste settimane ma niente o molto poco è quello che ho capito e che ricordo finora. So che è normale e tutti me lo continuano a ripetere, missionari e locali, ma certo è che una cosa è sapere che i primi mesi sono i più difficili e una cosa è provarlo.
Non si è minimamente abituati a questo stadio di totale vulnerabilità e dipendenza dagli altri. In queste situazioni ti rendi davvero conto di aver bisogno di tutti . Quando nulla ti è famigliare, il posto, la gente, la lingua, le abitudini, anche le cose più semplici e sciocche diventano un problema.
Qualche giorno fa sono stata ad Effathà, la comunità dove convivono don Gabriele, sei ragazzi disabili e dei volontari e mi sono resa conto di quanto sia simile la mia situazione a quella di quei ragazzi. Forse tutti siamo disabili, ognuno a modo suo, il problema è che molto spesso non ce ne rendiamo conto.
In queste prime settimane ho trascorso poi molto tempo al Talitha Kum, una casa per bambini orfani ed affetti da HIV/AIDS, per farmi coccolare un po’. Eh si, proprio così, dovrebbe essere il contrario ma in realtà mi sono resa conto che sono io ad avere bisogno di loro e non viceversa.
Il primo giorno che sono andata a trovarli mi si sono stretti tutti attorno e Zippora, una delle ragazzine più grandi mi continuava a ripetere: “Non ti preoccupare, ci siamo noi adesso qui con te! Sappiamo cosa vuol dire non avere i genitori vicini, essere lontani da casa.. non ti preoccupare, ti aiutiamo noi”.. e poi tutti lì ad abbracciarmi. Brian, il più piccolo, voleva darmi anche la sua merenda pur di non farmi andar via perché sapeva che poi, una volta tornata a casa, sarei stata sola.
Dei bambini orfani ed ammalati che si prodigano per farmi star bene.. come fai a non amarli già! La loro sensibilità e le loro attenzioni mi hanno letteralmente sconvolta e commossa. Senza che dicessi niente sono riusciti comunque a guardare più in là di tanti altri, sono riusciti a leggermi dentro come neppure io stessa ero riuscita a fare. I bambini sono eccezionali per questo: con loro non servono tanti discorsi capiscono tutto al volo!
Attualmente sono 62, di un’ età compresa tra i 4 e i 16 anni. Sto cercando un po’ alla volta di imparare tutti i loro nomi: sono così contenti quando te li ricordi!
Ecco, grosso modo l’inizio di questa nuova avventura.. una gran confusione! Tutti i missionari mi hanno già detto che ci metterò minimo qualche mese per capire dove mi trovo.. non devo avere fretta!
Non a caso una delle cose che ripetono più spesso qui in Kenya è pole pole ,ovvero, piano piano ! Ci vuole pazienza e mi sa che questa è la prima cosa che devo imparare!
A parte questo smarrimento iniziale, in ogni caso devo dire di essere molto felice qui.. non vorrei essere in nessun altro posto al mondo!
A presto e un abbraccio!
queste mie prime settimane in Kenya sono volate via senza che me ne potessi neanche rendere più di tanto conto.
Da quando sono atterrata qui, il 12 gennaio, non ho avuto un solo momento di tranquillità in cui fermarmi per metabolizzare ciò che ho vissuto in questo primo periodo. Ora che mi trovo costretta a letto, pare sia un passaggio obbligato dopo un po’ che stai qui e condividi ogni cosa con gli amici che ti stanno accogliendo, posso finalmente scrivervi per raccontare a voi ma anche a me stessa com’è è stato questo primo impatto con la cittadina di Nyahururu e il Saint Martin.
Nonostante io fossi già passata per di qua ben due volte, nel 2007 per due orette e lo scorso luglio per due giorni, devo dire che per me l’incontro con questa nuova realtà è stato davvero forte. Qui non si tratta più di passarci con occhi più o meno attenti, in compagnia dei tuoi amici, scortati da un missionario che cerca di mostrarti tante cose in poco tempo per farti intravedere come si lavora da queste parti, ma si tratta di iniziare a capire da soli dove ci si trova, come ci si sposta in questa cittadina, dove si vivrà per i prossimi anni, dove si andrà a lavorare, come ci si deve inserire in un ambiente che prima del tuo arrivo funzionava bene comunque, con un suo metodo e un suo ritmo ben preciso, con quali persone dovrai condividere i prossimi tre anni della tua vita… Sono salita in un treno in corsa (il Saint Martin) e devo dire che non è per niente facile starci dietro; ma è un gruppo meraviglioso e sono contenta di iniziare a farne parte.
Sono tutti molto disponibili e pazienti..ormai sono abituati a noi wasungu (bianchi) e al nostro smarrimento iniziale e quindi cercano in tutti i modi di coinvolgermi nei loro discorsi e nelle loro attività senza però pretendere niente da me.
Tante davvero sono state le informazioni e le facce che mi si sono presentate in queste settimane ma niente o molto poco è quello che ho capito e che ricordo finora. So che è normale e tutti me lo continuano a ripetere, missionari e locali, ma certo è che una cosa è sapere che i primi mesi sono i più difficili e una cosa è provarlo.
Non si è minimamente abituati a questo stadio di totale vulnerabilità e dipendenza dagli altri. In queste situazioni ti rendi davvero conto di aver bisogno di tutti . Quando nulla ti è famigliare, il posto, la gente, la lingua, le abitudini, anche le cose più semplici e sciocche diventano un problema.
Qualche giorno fa sono stata ad Effathà, la comunità dove convivono don Gabriele, sei ragazzi disabili e dei volontari e mi sono resa conto di quanto sia simile la mia situazione a quella di quei ragazzi. Forse tutti siamo disabili, ognuno a modo suo, il problema è che molto spesso non ce ne rendiamo conto.
In queste prime settimane ho trascorso poi molto tempo al Talitha Kum, una casa per bambini orfani ed affetti da HIV/AIDS, per farmi coccolare un po’. Eh si, proprio così, dovrebbe essere il contrario ma in realtà mi sono resa conto che sono io ad avere bisogno di loro e non viceversa.
Il primo giorno che sono andata a trovarli mi si sono stretti tutti attorno e Zippora, una delle ragazzine più grandi mi continuava a ripetere: “Non ti preoccupare, ci siamo noi adesso qui con te! Sappiamo cosa vuol dire non avere i genitori vicini, essere lontani da casa.. non ti preoccupare, ti aiutiamo noi”.. e poi tutti lì ad abbracciarmi. Brian, il più piccolo, voleva darmi anche la sua merenda pur di non farmi andar via perché sapeva che poi, una volta tornata a casa, sarei stata sola.
Dei bambini orfani ed ammalati che si prodigano per farmi star bene.. come fai a non amarli già! La loro sensibilità e le loro attenzioni mi hanno letteralmente sconvolta e commossa. Senza che dicessi niente sono riusciti comunque a guardare più in là di tanti altri, sono riusciti a leggermi dentro come neppure io stessa ero riuscita a fare. I bambini sono eccezionali per questo: con loro non servono tanti discorsi capiscono tutto al volo!
Attualmente sono 62, di un’ età compresa tra i 4 e i 16 anni. Sto cercando un po’ alla volta di imparare tutti i loro nomi: sono così contenti quando te li ricordi!
Ecco, grosso modo l’inizio di questa nuova avventura.. una gran confusione! Tutti i missionari mi hanno già detto che ci metterò minimo qualche mese per capire dove mi trovo.. non devo avere fretta!
Non a caso una delle cose che ripetono più spesso qui in Kenya è pole pole ,ovvero, piano piano ! Ci vuole pazienza e mi sa che questa è la prima cosa che devo imparare!
A parte questo smarrimento iniziale, in ogni caso devo dire di essere molto felice qui.. non vorrei essere in nessun altro posto al mondo!
A presto e un abbraccio!
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