Gennaio

Carissimi amici,
queste mie prime settimane in Kenya sono volate via senza che me ne potessi neanche rendere più di tanto conto.
Da quando sono atterrata qui, il 12 gennaio, non ho avuto un solo momento di tranquillità in cui fermarmi per metabolizzare ciò che ho vissuto in questo primo periodo. Ora che mi trovo costretta a letto, pare sia un passaggio obbligato dopo un po’ che stai qui e condividi ogni cosa con gli amici che ti stanno accogliendo, posso finalmente scrivervi per raccontare a voi ma anche a me stessa com’è è stato questo primo impatto con la cittadina di Nyahururu e il Saint Martin.
Nonostante io fossi già passata per di qua ben due volte, nel 2007 per due orette e lo scorso luglio per due giorni, devo dire che per me l’incontro con questa nuova realtà è stato davvero forte. Qui non si tratta più di passarci con occhi più o meno attenti, in compagnia dei tuoi amici, scortati da un missionario che cerca di mostrarti tante cose in poco tempo per farti intravedere come si lavora da queste parti, ma si tratta di iniziare a capire da soli dove ci si trova, come ci si sposta in questa cittadina, dove si vivrà per i prossimi anni, dove si andrà a lavorare, come ci si deve inserire in un ambiente che prima del tuo arrivo funzionava bene comunque, con un suo metodo e un suo ritmo ben preciso, con quali persone dovrai condividere i prossimi tre anni della tua vita… Sono salita in un treno in corsa (il Saint Martin) e devo dire che non è per niente facile starci dietro; ma è un gruppo meraviglioso e sono contenta di iniziare a farne parte.
Sono tutti molto disponibili e pazienti..ormai sono abituati a noi wasungu (bianchi) e al nostro smarrimento iniziale e quindi cercano in tutti i modi di coinvolgermi nei loro discorsi e nelle loro attività senza però pretendere niente da me.
Tante davvero sono state le informazioni e le facce che mi si sono presentate in queste settimane ma niente o molto poco è quello che ho capito e che ricordo finora. So che è normale e tutti me lo continuano a ripetere, missionari e locali, ma certo è che una cosa è sapere che i primi mesi sono i più difficili e una cosa è provarlo.
Non si è minimamente abituati a questo stadio di totale vulnerabilità e dipendenza dagli altri. In queste situazioni ti rendi davvero conto di aver bisogno di tutti . Quando nulla ti è famigliare, il posto, la gente, la lingua, le abitudini, anche le cose più semplici e sciocche diventano un problema.
Qualche giorno fa sono stata ad Effathà, la comunità dove convivono don Gabriele, sei ragazzi disabili e dei volontari e mi sono resa conto di quanto sia simile la mia situazione a quella di quei ragazzi. Forse tutti siamo disabili, ognuno a modo suo, il problema è che molto spesso non ce ne rendiamo conto.
In queste prime settimane ho trascorso poi molto tempo al Talitha Kum, una casa per bambini orfani ed affetti da HIV/AIDS, per farmi coccolare un po’. Eh si, proprio così, dovrebbe essere il contrario ma in realtà mi sono resa conto che sono io ad avere bisogno di loro e non viceversa.
Il primo giorno che sono andata a trovarli mi si sono stretti tutti attorno e Zippora, una delle ragazzine più grandi mi continuava a ripetere: “Non ti preoccupare, ci siamo noi adesso qui con te! Sappiamo cosa vuol dire non avere i genitori vicini, essere lontani da casa.. non ti preoccupare, ti aiutiamo noi”.. e poi tutti lì ad abbracciarmi. Brian, il più piccolo, voleva darmi anche la sua merenda pur di non farmi andar via perché sapeva che poi, una volta tornata a casa, sarei stata sola.
Dei bambini orfani ed ammalati che si prodigano per farmi star bene.. come fai a non amarli già! La loro sensibilità e le loro attenzioni mi hanno letteralmente sconvolta e commossa. Senza che dicessi niente sono riusciti comunque a guardare più in là di tanti altri, sono riusciti a leggermi dentro come neppure io stessa ero riuscita a fare. I bambini sono eccezionali per questo: con loro non servono tanti discorsi capiscono tutto al volo!
Attualmente sono 62, di un’ età compresa tra i 4 e i 16 anni. Sto cercando un po’ alla volta di imparare tutti i loro nomi: sono così contenti quando te li ricordi!
Ecco, grosso modo l’inizio di questa nuova avventura.. una gran confusione! Tutti i missionari mi hanno già detto che ci metterò minimo qualche mese per capire dove mi trovo.. non devo avere fretta!
Non a caso una delle cose che ripetono più spesso qui in Kenya è pole pole ,ovvero, piano piano ! Ci vuole pazienza e mi sa che questa è la prima cosa che devo imparare!
A parte questo smarrimento iniziale, in ogni caso devo dire di essere molto felice qui.. non vorrei essere in nessun altro posto al mondo!
A presto e un abbraccio!

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