Carissimi amici,
eccomi di ritorno in quelli di Nyahururu dopo quasi un mesetto passato in Italia: la sensazione è quella di avere due case e due famiglie adesso.. è stato bello tornare a Venezia, rivedervi e riabbracciarvi tutti così come è adesso bello essere di nuovo qui in Kenya, al St. Martin, tra i colleghi, gli amici e soprattutto i “miei” bambini.
Prima di tutto ci tengo a ringraziarvi tutti per l’amicizia e il sostegno che mi avete dato nei momenti passati insieme e per il calore e l’affetto con cui avete in un modo o nell’altro accolto gli amici di Ol Moran (che tra l’altro mi hanno in più occasioni ricordato di salutarvi e ringraziarvi anche da parte loro). Grazie anche ancora una volta per i vostri contributi che questa volta, come vi avevo già accennato, sono stati destinati in parte alle suore di Ol Moran, che continuano ad assistere con costanza e determinazione i bambini più svantaggiati della zona ed in particolare quelli malnutriti, disabili ed effetti da HIV/AIDS. La casa per accoglierli giornalmente è ormai pronta, mancano solo poche rifiniture e poi … i bambini avranno finalmente un posto ben definito dove essere visitati, lavati, nutriti e dove poter giocare e socializzare tra loro. Dopodichè una parte del ricavato sarà di sostegno per la costruzione di un nuovo pozzo per il Talitha Kum dal momento che i bambini sono in aumento e con loro anche i costi, soprattutto quelli dell’acqua. Adesso i bambini sono 62 con l’arrivo di Jason e Fredrick, che per diversi mesi prima di essere ammesso al Talitha Kum era stato nei nostri centri per bambini di strada: hanno portato a tutti noi tanta gioia in particolare adesso, ad un anno dalla morte di Zipporah, a cui qui continuiamo tutti a pensare con tanta nostalgia. Per quanto riguarda il resto abbiamo già provveduto a comprare dei sandali (un centinaio) per tutti i bambini e le bambine dei centri (Rehab, DIC e St. Rose) da utilizzare nelle attività di tutti i giorni: sono stati comprati in soprannumero e di diverse misure in modo tale da averne sempre a disposizione per i nuovi arrivi anche in futuro. Infine il resto è stato comunque destinato al programma del St. Martin per bambini di strada e vittime di abusi a sostegno delle varie attività: sostegno ai bambini e ragazzi che vivono per le strade di Nyahururu, alle famiglie di potenziali bambini di strada o comunque in difficoltà socio-economiche (in particolare per pagare le rette e il materiale scolastico dei bambini) e finanziamento di corsi di formazione per gli insegnanti delle scuole elementari e genitori che hanno deciso di accogliere nelle loro famiglie ex-bambini di strada già riabilitati nei nostri centri. Concludo poi con il St. Rose: i lavori di ristrutturazione/ricostruzione del centro per bambine vittime di abusi continuano a pieno ritmo (vi allego una foto di qualche settimana fa in modo tale che possiate farvene meglio un’ idea): nel giro di due mesi dovrebbe essere concluso secondo le previsioni ma nel frattempo le nostre ospiti sono state trasferite al Rehab, con i bambini che stanno concludendo la loro riabilitazione e che sono in attesa di essere reinseriti nelle loro comunità, per motivi di sicurezza prima di tutto ma anche di praticità. Per chiunque poi volesse maggiori informazioni a riguardo, resto sempre a disposizione per qualunque chiarimento e precisazione.In questi giorni nei centri (Rehabilitation centre for boys, Drop in centre e St. Rose) siamo stati impegnati a preparare “La giornata del bambino africano” che tutti gli anni si celebra in memoria del 16 giugno 1976, giorno in cui in Sud Africa più di 100 bambini sono stati uccisi e migliaia di loro sono stati feriti dalla polizia per aver semplicemente partecipato ad una dimostrazione pacifica per le strade contro le ingiustizie dell’apartheid. Ogni anno le autorità decidono di cogliere l’occasione di “The day of the African child” per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una specifica “categoria” di bambini che ancora soffrono nel continente africano (orfani, bambini affetti da HIV/AIDS, bambini abusati o che ancora muoiono di fame o per il mancato accesso alle basilari cure mediche, bambini disabili ancora rigettati dalle proprie famiglie, etc.). Quest’ anno i protagonisti dell’evento sono stati i bambini di strada o “chokora” (spazzatura), come sono soliti esser chiamati da queste parti. “Tutti insieme per un urgente intervento a favore dei bambini di strada” era lo slogan: ovviamente come al solito è più facile a dirsi che a farsi … lo sappiamo tutti. Ce ne stiamo rendendo conto ogni giorno di più anche nel programma del St. Martin in cui lavoro, in particolare in questo periodo in cui stiamo cercando di rivalutare il vecchio strategic plan e di abbozzare quello per i prossimi tre anni. Nonostante gli sforzi non stiamo riuscendo effettivamente a diminuire il numero dei bambini di strada nella sola cittadina di Nyahururu ma anzi, è in continuo aumento e anche la loro età media si sta abbassando. Questo la dice lunga su come ancora molti minori soffrano nelle proprie case a cause di violenze, situazioni familiari disastrose, mancanza di cibo, attenzioni e cure da parte dei familiari e dell’ intera comunità da cui provengono. Nel corso della manifestazione, i bambini dei nostri centri hanno recitato e cantato un brano, che riassumeva perfettamente le ragioni che spingono tanti bambini come loro a scappare di casa e a preferire la vita di strada, nonostante le difficoltà che quel certo stile di vita comporta (mangiare cibo sporco e andato a male dai bidoni della spazzatura, malattie ed infezioni dovute alla sporcizia in cui vivono, violenza, droga, etc.): è stato il loro modo per ricordare a tutti le loro sofferenze, la loro solitudine … è stato il loro modo di gridare aiuto nelle speranza che nella moltitudine, almeno qualcuno sia disposto ad ascoltarli e ad offrir loro una mano ma ancor di più un po’ di amore e considerazione. La possibilità di condividere con tutti loro le mie giornate è sicuramente per me il più grande dono. Questi ragazzini ne hanno passate davvero tante in così pochi anni ma allo stesso tempo sono sempre fiduciosi nel futuro, pronti a guardare avanti con coraggio ed ottimismo, senza rancore, ma solo con la speranza di un domani migliore.
Ecco perché volergli bene è sin troppo facile e perché fare un pezzettino di strada assieme è una grande gioia.Per adesso vi saluto e vi abbraccio cari amici, alla prossima e grazie ancora a tutti!
Alessia



