Dicembre

Cari amici,
ben ritrovati! Sono solo pochi giorni che abbiamo riaperto gli uffici e ricominciato a pieno ritmo le nostre attività dopo quasi un mese di chiusura. Per la maggior parte dei colleghi del St. Martin è stata l'occasione per riposarsi dopo un lungo anno di lavoro ma soprattutto per andare a visitare le proprie famiglie in giro per il Kenya. Anche da queste parti il Natale è sacro ed è un momento importante dell'anno da passare con le persone più care: non importa quanto lontano uno si sia trasferito ma a Natale la famiglia, un anno da uno un anno da un altro, si deve riunire. Così sia al St. Martin che in tutta la cittadina di Nyahururu tutti erano in fermento, non per la corsa dell'ultimo minuto per comperare i regali ma semplicemente perché spostarsi con tutta la famiglia da una parte all'altra del paese con i mezzi pubblici, che tra l'altro ne approfittano per triplicare i prezzi dei biglietti, non è uno stress da poco da queste parti, è una cosa che va programmata e pianificata per tempo e al dettaglio. Per me invece, povera immigrata, il Natale non ha portato con sé grandi cambiamenti rispetto alla vita di tutti i giorni né grandi spostamenti dal momento che non avevo nessuno da visitare, l'ho  semplicemente trascorso qui a Nyahururu tra i bambini del Talitha Kum, quelli dei nostri centri e i ragazzi di strada: alla fine sono loro la mia famiglia qui in Kenya ed era con loro che mi sono sentita di festeggiare questo periodo così importante, nonostante molti colleghi mi avessero invitata a trascorrere le feste con loro e le loro famiglie.

All'inizio, un po' per la stanchezza accumulata nel corso dell'anno e un  po' perché si sa, sono in questi momenti che ti accorgi di essere un po' fuori posto, ero partita un po' giù di corda, un po' malinconica e nostalgica ma ben presto mi sono resa conto del grande dono ricevuto: l'opportunità di celebrare un Natale speciale, unico ma soprattutto vero.
Ogni anno il 24 dicembre il St Martin organizza la Veglia di Natale in town con tutti i ragazzi di strada ma quest' anno si è deciso di fare una piccola modifica al programma e di andare con loro nella prigione di Nyahururu in modo da poter coinvolgere così anche tutti i carcerati, compresi quelli di altre fedi. Convincere i ragazzi di strada a passare un pomeriggio intero in carcere non è stato all'inizio semplice per via del rapporto per niente amichevole che c'è tra loro e la polizia né, allo stesso tempo, dall' altro lato, convincere i responsabili del carcere a farli entrare e a dar loro fiducia ma alla fine entrambe le parti, convintesi dell' importanza della cosa, sono riusciti a mettere da parte i loro dissapori e a riunirsi insieme per celebrare il Natale. Cari amici vi assicuro, è stata la Veglia di Natale più bella a cui io abbia mai partecipato. Celebrarla in mezzo agli ultimi della società, a coloro che sono rigettati, disprezzati ed emarginati da tutti, in un modo molto semplice, senza addobbi, bei vestiti, senza una bella chiesa che fa da cornice al tutto … colleghi che hanno rimandato la partenza per poter essere presenti e condividere questo momento con tutti noi, ragazzi, bambini e famiglie di strada che per partecipare alla Messa e festeggiare il Natale con noi hanno resistito alla tentazione delle droghe ma soprattutto di rimanere in strada a guadagnare qualche soldo per potersi pagare la cena, i carcerati che hanno aderito alla cosa con gioia e all'unisono nonostante molti di loro appartenessero ad altre religioni, le guardie del carcere che erano presenti nonostante non fossero di turno… non è spiegabile. Ho subito pensato che se anche noi in Italia tornassimo qualche volta all'essenziale… quante cose ci perdiamo! Ci lasciamo distrarre da un sacco di cose senza alcuna importanza!

Il giorno di Natale invece è iniziato molto presto ma amici, che gioia! Sono stata svegliata verso le 6:30 del mattino da tutti e 60 i bambini del Talitha Kum che sono venuti a cantarmi "Merry Christmas" dalla finestra della mia camera subito dopo aver preso le loro medicine. Da lì è stata una festa continua: tra balli e canti siamo arrivati alle 22 senza neanche accorgercene! Sicuramente è stato un Natale insolito: faceva caldo, niente super pranzo né panettone, niente famiglia né amici di vecchia data ma l'allegria di questi bambini e la loro emozione nel celebrare un giorno così importante seppur senza alcun regalo sotto l'albero (anche perché non c'è neppure l'albero) non credo potrò mai dimenticarlo.

Subito dopo Natale ho deciso invece di andare a trovare gli amici di Ol Moran e anche lì ho travato un gran clima di festa. Ogni anno le suore organizzano una giornata dedicata a tutti i bambini. Tutti i bambini dei vari villaggi che vivono in quell'area sono invitati con le loro famiglie in Parrocchia a celebrare tutti insieme(pokot, turkana, somali, kikuyu, etc.) il Natale e l'arrivo del nuovo anno.  Tra canti e balli tradizionali (ogni famiglia doveva preparare qualcosa), torte e giochi, la giornata è trascorsa in un baleno: un semplice appuntamento per ricordare a tutti, in una zona dove gli scontri tra etnie sono di casa, quanto è bello vivere in pace e nel rispetto reciproco. L'anno nuovo invece con chi avrei potuto festeggiarlo se non con tutta la sua banda di giovani? Anche in questo caso ragazzi e ragazze di diversi villaggi ed etnie sono venuti in parrocchia a festeggiare il Capodanno: abbiamo ballato tutta la notte fino alle 8 del mattino e poi, quando ormai il sole era spuntato, piano piano se ne sono tornati tutti a casa.

Ecco cari amici una specie di cronaca del mio primo Natale in Kenya.
Vi abbraccio tutti e vi auguro un buon inizio anno! Colgo l'occasione ancora una volta per ringraziarvi tutti per il sostegno che in un modo o nell'altro mi avete dato in questo primo anno di Missione.

A presto

Alessia

Nessun commento:

Posta un commento