Amici,
come state?
Qui a Nyahururu la pioggia non ci dà tregua (da quando sono arrivata a gennaio, credo non abbia mai smesso se non per pochi giorni) ma dopo gli ultimi due anni di siccità, inutile dire che è PROIBITO lamentarsi! Il grande flusso dei visitatori qui al St. Martin non è ancora finito e per cui si può ancora respirare un po'd'Italia anche da queste parti!
Da questo mese sono nel programma per bambini di strada e in situazione di disagio (CPSNC – Community Programme for street and needy children) "a tempo pieno": che dire, non potrei essere più contenta! Ogni giorno è una sfida e ogni giorno torno a casa arricchita dall'incontro con questi bambini e giovani così speciali ma dalle vite così turbolente. È già qualche mese che bazzico tra questi ragazzini ma da adesso avrò l'opportunità di andare un po'più a fondo e di capire meglio loro (le loro situazioni, le realtà da cui provengono,etc.) e come il St. Martin affronta questo grande dramma dei chokora, come sono chiamati da queste parti i ragazzi di strada (letteralmente significa "spazzatura") e di tutti quei minori vittime di abusi, violenze, povertà, abbandono e quant'altro, i cui diritti sono ancora troppo spesso violati. Tante sono le attività del CPSNC: home visits e follow-ups per i bambini che sono nei nostri centri in attesa di essere riabilitati o per coloro che ci sono passati(controlli periodici delle loro famiglie d'origine e/o delle famiglie affidatarie), street work sia di giorno che di notte per assistere tutti quei ragazzini e giovani che si rifiutano di lasciare la vita di strada e per monitorare la situazione (nuovi arrivi, casi a rischio, violazione dei loro diritti, etc.), corsi vari per formare i membri dello staff, gli insegnanti, i volontari e le famiglie che decidono di accogliere questi bambini disagiati su diversi argomenti (diritti umani, abuso di alcol e droghe, HIV/AIDS, gestione dell'affettività, leggi, etc.), sessioni di counseling e assistenza per bambini ritenuti potenziali bambini di strada con lo scopo prevenire il fenomeno e molto altro. Ecco quindi che, come vedete, non c'è certo da annoiarsi qui in Kenya!
Qualche giorno fa sono stata a Gatimu (un posto non lontano da Nyahururu) con Macharia, un collega del programma, per un follow-up di un ragazzino segnalatoci da alcuni volontari. Il suo nome è Mausa, ha 14 anni ed è di una dolcezza ed intelligenza disarmanti. Qualche settimana fa ha dovuto assistere ad una delle scene più brutte che un bambino possa vedere: la mamma, dopo una brutta litigata, ha ucciso il marito amputandogli entrambe le braccia e le gambe e lasciandolo morire dissanguato davanti al figlio. Come se non bastasse, accortasi della presenza di Mausa, ha deciso di chiudere a chiave il marito e il figlio in casa e di incendiare tutto, simulando così un incidente ed eliminando ogni prova e testimone. I vicini di casa però, sentite le urla, sono riusciti a salvare il ragazzino passando per la finestra ma per il padre ormai non c'era più nulla da fare. La madre e tutta la sua famiglia sono scappati e nessuno ha idea di dove siano finiti e Mausa è stato portato dalla famiglia paterna. Ovviamente il bambino è completamente sotto shock; non riesce più a svolgere nessun tipo di attività per via di quelle immagini così dolorose che continuano a tormentare la sua mente. Come se non bastasse per questo suo improvviso calo di rendimento (prima dell'incidente era il primo della classe), è stato pure espulso da scuola per presunta "pigrizia e negligenza". La nonna e gli zii se ne stanno davvero prendendo cura e cercano ogni giorno di fare del loro meglio per aiutarlo a superare questo momento così difficile ma Mausa ha qualcosa di troppo pesante nel cuore. Così si è deciso di mobilitare tutta la comunità affinché tutti possano dare il loro contributo nell'aiutare Mausa a riprendere in mano la propria vita e ad andare avanti: insegnanti prima di tutto!
Il giorno dopo di questa home visit, un mercoledì, è stato organizzato un incontro a Maina (slum di Nyahururu) con dei bambini ed alcuni adolescenti della zona che ci sono stati segnalati, sempre dai nostri volontari, come potenziali bambini e ragazzi di strada per via delle situazioni difficili in cui vivono quotidianamente in casa. Povertà, violenze domestiche, abuso di alcol e droghe da parte dei genitori, negligenza.. questi sono in genere i motivi che li spingono a preferire la vita in strada piuttosto di quella in famiglia. Abbiamo parlato loro essenzialmente dei diritti dei minori, dei punti di riferimento a cui si possono rivolgere in caso di bisogno, dell'importanza di un educazione, etc. Alla fine alcuni di loro sono venuti a parlarci delle loro situazioni familiari e sono stati inseriti nel nostra lista di casi da monitorare con frequenza in via preventiva.
Sabato invece, c'è stato un bel evento mondano nella cittadina kenyota: il matrimonio di uno dei business man più in vista di tutta Nyahururu! Alla mattina abbiamo ricevuto una telefonata in ufficio da parte del chief (capo) di Nyahururu in cui ci chiedeva di andare al matrimonio a controllare tutti i bambini e ragazzi di strada (dal momento che lavoriamo con loro e li conosciamo tutti quanti), che di certo si sarebbero presentati al banchetto, per evitare che spaventassero gli invitati con i loro abiti sporchi, le bottigliette di colla, i loro comportamenti non proprio principeschi e quant'altro. Infatti qui in Kenya le feste sono pubbliche, chiunque vi può partecipare anche senza invito e per questo, quando si sparge la voce di questo tipo di eventi in città, non c'è verso di evitare questa invasione e quest'assalto selvaggio da parte di tutti coloro che sono soliti sopravvivere con ciò che trovano nella spazzatura. Abbiamo avuto una lunga discussione in ufficio sul da farsi. Era giusto andare a controllarli? Con che diritto dovevamo andar lì a dirgli cosa fare, dove andare e come avrebbero dovuto comportarsi? E poi in fin dei conti non sono figli del St. Martin tutti quei ragazzi, ci siamo detti, ma dell'intera comunità. Dopodichè invece abbiamo visto in questa richiesta, la possibilità di aiutare i nostri giovani a far si che la società cominci pian piano ad abbandonare ogni pregiudizio nei loro confronti e a guardarli con rispetto e così alla fine io e Macharia siamo stati incaricati di andare con tutti i nostri cari chokora a questo tanto famoso banchetto di nozze. È stato un successo! Tutti loro hanno cercato di fare del loro meglio per arrivare presentabili (si sono prodigati per ripulirsi un po'e hanno indossato i loro vestiti migliori), si sono liberati delle bottigliette di colla (le hanno nascoste tra i cespugli fuori dall'ingresso) e per tutto il tempo sono riusciti a mantenere un comportamento composto, a rispettare la fila per ricevere il cibo e ad accettare senza lamentarsi ciò che veniva loro chiesto dal servizio d'ordine (gli è stato chiesto di mantenere le distanze dal resto degli invitati). Tutti si aspettavano da loro scenate, risse, assalto al cibo ma alla fine niente di tutto ciò è successo e la gente è rimasta davvero stupita. C'è ancora molto da fare per far si che questi ragazzi vengano realmente accettati dalla comunità (non è stato per loro possibile ad esempio mescolarsi con il resto degli invitati) ma per lo meno il primo passo è stato fatto: ora tutti sanno che questi ragazzi non sono poi così male, che non tutti loro sono violenti, pericolosi e criminali ma che sono semplicemente giovani dalla vita difficile.
A presto
Alessia
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